venerdì 1 novembre 2013

LABORATORIO

Nel vasto laboratorio                                                                             PIDARTVINTAGE


  Nel vasto laboratorio di tecnologia meccanica, la luce entra a malapena dai finestroni con le veneziane abbassate, apro lo sportello della centralina elettrica e alzo gli interruttori che comandano l’alimentazione. Dall’alto soffitto i tubi al neon illuminano i banconi con i ripiani verde chiaro. L’intervallo è concluso, ma ancora i ragazzi non tornano.
Pazienza, chissà quali scuse si inventeranno, oggi.
  Potranno scegliere tra:
  Credevamo di fare lezione in aula.
  C’era folla al bar.
  Dovevamo prendere gli zaini lasciati in aula.
La prima non plausibile (questa disciplina è svolta solo nei laboratori).
La seconda e la terza plausibili.
  Ecco! Prima uno, poi un altro, entrano e prendono posto. “Buon giorno”, “buon giorno”.
Forse qualcuno ora si affretterà a tirar fuori dallo zainetto il quaderno degli appunti, la biro e la calcolatrice e li metterà bene in vista sul banco. Vana speranza, ancora è presto per ottenere questo frutto. Non lo fanno nemmeno i ragazzi di quinta. Uno ascolta musica con le cuffie del lettore mp3 alle orecchie, più di uno manda e riceve messaggi col cellulare o rivede le foto appena fatte.
  Misteri. Segretezza.
  Voglio provare a entrare in contatto, coi ritardatari; sempre gli stessi, naturalmente. Gli ultimi due arrivati non cercano nemmeno scuse né salutano, sorridono.

Io: “Oggi vorrei chiarire l’errore che ho fatto la volta scorsa e che comunque uno di voi mi ha fatto notare, così impariamo insieme un processo risolutivo d’un problema. Un millimetro quanti decimetri vale?”.
Alessandro: “Ma io lo faccio subito con la calcolatrice scientifica”.
Io: “Non è meglio se cerchiamo di scoprire quale strada deve fare la mente per arrivare da una parte a un’altra?”.
Alessandro: “E vabbè !”.

  Gesso, lavagna, segni, parole, dialoghi, avanti e indietro, su e giù, tutti partecipano, quasi tutti.
Rassani e Robero, i due ripetenti, chiacchierano come sempre; laggiù uno dormicchia.
Rassani ha i genitori separati da anni; il padre picchiava la madre. Robero, l’equadoregno, ha la madre che fa la badante o qualcosa di simile.

Io: “Adesso invece di andare avanti, vorrei fare alla lavagna qualche equazione di primo e secondo grado con una sola incognita; lo so che non riguarda la nostra disciplina, ma ci servirà in seguito, e poi ho saputo che qualcuno ha consegnato foglio bianco al compito di matematica”.


Pagno, il dormicchiante, e Ribello, sempre vestito di nero, mi dicono che sono loro ad avere consegnato foglio bianco. Vengono insieme alla lavagna. Cascuti ci dà un foglietto con le tracce.
Pagno: “Pressò, io nun ce capisco gnente”.
Ribello: “Io neppuro”.

Pagno ridendo fa veloce dei disegni alla lavagna: facce, occhi. Devo intervenire.

Io - Se un occhio più un quadrato fa niente….
P - Vordire che so uguali.
Io - E se ics più ipsilon uguale zero?
P - So uguali.
Io - Visto che lo sai!
P - Ma se un occhio diviso un quadrato fa uno allora so pure uguali ?
Io - Certamente! ma ci sei arrivato con due strade diverse: la strada somma e la strada divisione.

Pagno e Ribello svolgono le equazioni senza errori.

Connestabile: “Io so fa quelle difficili, di secondo grado”.

Io - Vieni alla lavagna e falle.

Connestabile fa tutto per bene poi dice: “Che, mi mette il voto?”.

Io - Non ti posso mettere il voto di matematica, quello lo fa la professoressa di matematica.

Avranno capito che studiare è fatica e applicazione? Che bisogna studiare a casa?

Connestabile: “Posso andare al bar?”.

Io - Va bene; torna presto.

Torna con un panino e se lo gusta piano.

Io e il prof di pratica: “ Non si può mangiare in laboratorio”.

Connestabile a tratti, nascondendo il panino sotto il bancone, continua a masticare, imperturbabile.

Prof di pratica - stavolta gli metto una nota.

Il laboratorio è già deserto, la campanella è suonata, sono fuggiti tutti.
Salutando.