Nel vasto laboratorio PIDARTVINTAGE
Nel vasto laboratorio di tecnologia meccanica, la luce entra a
malapena dai finestroni con le veneziane abbassate, apro lo sportello della
centralina elettrica e alzo gli interruttori che comandano l’alimentazione.
Dall’alto soffitto i tubi al neon illuminano i banconi con i ripiani verde
chiaro. L’intervallo è concluso, ma ancora i ragazzi non tornano.
Pazienza, chissà quali scuse si inventeranno, oggi.
Potranno
scegliere tra:
Credevamo di
fare lezione in aula.
C’era folla al
bar.
Dovevamo
prendere gli zaini lasciati in aula.
La prima non plausibile (questa disciplina è svolta
solo nei laboratori).
La seconda e la terza plausibili.
Ecco! Prima
uno, poi un altro, entrano e prendono posto. “Buon giorno”, “buon giorno”.
Forse qualcuno ora si affretterà a tirar fuori dallo
zainetto il quaderno degli appunti, la biro e la calcolatrice e li metterà bene
in vista sul banco. Vana speranza, ancora è presto per ottenere questo frutto. Non
lo fanno nemmeno i ragazzi di quinta. Uno ascolta musica con le cuffie del
lettore mp3 alle orecchie, più di uno manda e riceve messaggi col cellulare o
rivede le foto appena fatte.
Misteri.
Segretezza.
Voglio provare
a entrare in contatto, coi ritardatari; sempre gli stessi, naturalmente. Gli
ultimi due arrivati non cercano nemmeno scuse né salutano, sorridono.
Io: “Oggi vorrei chiarire l’errore che ho fatto la
volta scorsa e che comunque uno di voi mi ha fatto notare, così impariamo
insieme un processo risolutivo d’un problema. Un millimetro quanti decimetri
vale?”.
Alessandro: “Ma io lo faccio subito con la
calcolatrice scientifica”.
Io: “Non è meglio se cerchiamo di scoprire quale
strada deve fare la mente per arrivare da una parte a un’altra?”.
Alessandro: “E vabbè !”.
Gesso,
lavagna, segni, parole, dialoghi, avanti e indietro, su e giù, tutti
partecipano, quasi tutti.
Rassani e Robero, i due ripetenti, chiacchierano come
sempre; laggiù uno dormicchia.
Rassani ha i genitori separati da anni; il padre
picchiava la madre. Robero, l’equadoregno, ha la madre che fa la badante o
qualcosa di simile.
Io: “Adesso invece di andare avanti, vorrei fare alla
lavagna qualche equazione di primo e secondo grado con una sola incognita; lo
so che non riguarda la nostra disciplina, ma ci servirà in seguito, e poi ho
saputo che qualcuno ha consegnato foglio bianco al compito di matematica”.
Pagno, il dormicchiante, e Ribello, sempre vestito di
nero, mi dicono che sono loro ad avere consegnato foglio bianco. Vengono
insieme alla lavagna. Cascuti ci dà un foglietto con le tracce.
Pagno: “Pressò, io nun ce capisco gnente”.
Ribello: “Io neppuro”.
Pagno ridendo fa veloce dei disegni alla lavagna:
facce, occhi. Devo intervenire.
Io - Se un occhio più un quadrato fa niente….
P - Vordire che so uguali.
Io - E se ics più ipsilon uguale zero?
P - So uguali.
Io - Visto che lo sai!
P - Ma se un occhio diviso un quadrato fa uno allora
so pure uguali ?
Io - Certamente! ma ci sei arrivato con due strade
diverse: la strada somma e la strada divisione.
Pagno e Ribello svolgono le equazioni senza errori.
Connestabile: “Io so fa quelle difficili, di secondo
grado”.
Io - Vieni alla lavagna e falle.
Connestabile fa tutto per bene poi dice: “Che, mi
mette il voto?”.
Io - Non ti posso mettere il voto di matematica,
quello lo fa la professoressa di matematica.
Avranno capito che studiare è fatica e applicazione?
Che bisogna studiare a casa?
Connestabile: “Posso andare al bar?”.
Io - Va bene; torna presto.
Torna con un panino e se lo gusta piano.
Io e il prof di pratica: “ Non si può mangiare in
laboratorio”.
Connestabile a tratti, nascondendo il panino sotto il
bancone, continua a masticare, imperturbabile.
Prof di pratica - stavolta gli metto una nota.
Il laboratorio è già deserto, la campanella è suonata,
sono fuggiti tutti.
Salutando.