venerdì 29 novembre 2013

LUCCIOLA

 PIDARTVINTAGE


La lucciola, la mosca e il computer

Svolazzavo con le mie sorelle, lucciole splendenti, al limitare di un cespuglio di capperi, stanotte.
Nel bosco una brezza leggera smuoveva le foglie argentate del bosco di ulivi. Nel cielo di ardesia, bianche strisce di lontanissime galassie ansimavano. La finestra della piccola casa ammiccava di luce calda. Ho lasciato le danze e mi sono posata sul davanzale. Il bimbo dalle ginocchia malate stava disteso sul suo letto. Lo zoppo, lo chiamavano a scuola, i compagni.
La mamma in piedi, accanto, lo consolava: non andrai più in quel brutto posto, tanto a che ti serve imparare. Rimarrai sempre qui nella tua casa, accanto a me. Ora che tua sorella ci ha lasciato, mi aiuterai a preparare il pranzo per quel poveraccio di tuo padre. Chissà quanto vivrà, col suo tumore. Che fai? stai zitto e guardi il soffitto? non mi dici nulla ?
Il bimbo rimaneva in silenzio, come sempre.
Sono rimasta sul davanzale fino a che la donna non se è andata, in un’altra stanza della povera casa. E’ notte. Adesso volo fino al letto del bambino e mi avvicino al suo viso. Sta dormendo, no, forse ha solo gli occhi chiusi non dorme, pensa e soffre senza reagire.
Sopporta cupo il suo destino.

- Non accettare la tua sorte, lotta - sussurro con le mie danze luminose intorno alle sue bianche orecchie - qualche medicina potrà aiutarti e i medici e una scuola diversa da quella in cui vai. Potresti trovare altri compagni, migliori, e gente con cui magari parlare, ridere e scherzare-.

  Qualche anno è trascorso, come lucciola sono scomparsa; oggi sono una mosca e sto in un cestino zampettando tra i resti d’un panino con gialle sbavature di maionese e un bastoncino velato di zucchero appiccicoso. Devo stare attenta a non incollare le mie morbide zampe; devo trovare sentieri adatti. Un passo falso è sempre possibile.
Oh… guarda: seduto ad un banco c’è quel bimbo, com’è cresciuto, sta tra compagni nuovi, ora si alza e cammina, non zoppica più. Un professore scherza con un suo vicino di banco: giocano a mano su mano giù, il ragazzo sorride, il suo sguardo non lascia più presagire un cupo destino.
Ora ride.

  Uno entra in ritardo; ha avuto mal di pancia. Il ragazzo sorride di meno e ascolta serio la lezione. Me ne volo in corridoio, prima che chiudano la porta e io sia costretta a sentire tutte le sciocchezze che dicono i professori. Una porta aperta, quella della biblioteca. Entro e mi poso su un computer. Noto due studenti seduti davanti al computer. Parlano di web, di motori di ricerca.

  Una mosca dai grandi occhiali da sole coi vetri neri e la sigaretta in bocca
-Mannaggia che non ho le mani e le dita, coi motori di ricerca avanzata potrei trovare tutti i luoghi dove ci sono le immondizie più profumate e succose…..-
  Vola via felice dalla finestra spalancata della biblioteca scolastica, anzi della bibliomedioteca.
Un granello di polvere su un libro di matematica rotola via mosso da un rèfolo entrato dal grande cortile della scuola.