PIDARTVINTAGE
La lucciola, la mosca e il computer
Svolazzavo con le mie sorelle, lucciole splendenti, al
limitare di un cespuglio di capperi, stanotte.
Nel bosco una brezza leggera smuoveva le foglie
argentate del bosco di ulivi. Nel cielo di ardesia, bianche strisce di
lontanissime galassie ansimavano. La finestra della piccola casa ammiccava di
luce calda. Ho lasciato le danze e mi sono posata sul davanzale. Il bimbo dalle
ginocchia malate stava disteso sul suo letto. Lo zoppo, lo chiamavano a scuola,
i compagni.
La mamma in piedi, accanto, lo consolava: non andrai
più in quel brutto posto, tanto a che ti serve imparare. Rimarrai sempre qui
nella tua casa, accanto a me. Ora che tua sorella ci ha lasciato, mi aiuterai a
preparare il pranzo per quel poveraccio di tuo padre. Chissà quanto vivrà, col
suo tumore. Che fai? stai zitto e guardi il soffitto? non mi dici nulla ?
Il bimbo rimaneva in silenzio, come sempre.
Sono rimasta sul davanzale fino a che la donna non se
è andata, in un’altra stanza della povera casa. E’ notte. Adesso volo fino al
letto del bambino e mi avvicino al suo viso. Sta dormendo, no, forse ha solo
gli occhi chiusi non dorme, pensa e soffre senza reagire.
Sopporta cupo il suo destino.
- Non accettare la tua sorte, lotta - sussurro con le
mie danze luminose intorno alle sue bianche orecchie - qualche medicina potrà
aiutarti e i medici e una scuola diversa da quella in cui vai. Potresti trovare
altri compagni, migliori, e gente con cui magari parlare, ridere e scherzare-.
Qualche anno è
trascorso, come lucciola sono scomparsa; oggi sono una mosca e sto in un
cestino zampettando tra i resti d’un panino con gialle sbavature di maionese e
un bastoncino velato di zucchero appiccicoso. Devo stare attenta a non
incollare le mie morbide zampe; devo trovare sentieri adatti. Un passo falso è
sempre possibile.
Oh… guarda: seduto ad un banco c’è quel bimbo, com’è
cresciuto, sta tra compagni nuovi, ora si alza e cammina, non zoppica più. Un
professore scherza con un suo vicino di banco: giocano a mano su mano giù, il
ragazzo sorride, il suo sguardo non lascia più presagire un cupo destino.
Ora ride.
Uno entra in
ritardo; ha avuto mal di pancia. Il ragazzo sorride di meno e ascolta serio la
lezione. Me ne volo in corridoio, prima che chiudano la porta e io sia
costretta a sentire tutte le sciocchezze che dicono i professori. Una porta
aperta, quella della biblioteca. Entro e mi poso su un computer. Noto due
studenti seduti davanti al computer. Parlano di web, di motori di ricerca.
Una mosca dai
grandi occhiali da sole coi vetri neri e la sigaretta in bocca
-Mannaggia che non ho le mani e le dita, coi motori di
ricerca avanzata potrei trovare tutti i luoghi dove ci sono le immondizie più
profumate e succose…..-
Vola via
felice dalla finestra spalancata della biblioteca scolastica, anzi della
bibliomedioteca.
Un granello di polvere su un libro di matematica
rotola via mosso da un rèfolo entrato dal grande cortile della scuola.