Continuo a leggere, sera per sera, prima di addormentarmi, il tuo libro
sulla scuola. Non solo trovo la scrittura godibilissima, ma ne ricavo anche
giovamento per la successiva giornata scolastica. Quello che trovo più utile è
l'input a una pazienza creativa e a un rapporto sodale spesso efficace.
Stamattina ad
esempio ho imparato che le scorciatoie dell'emotività, ‘smettila
altrimenti ti segnalo in vicepresidenza’, urtano con la suscettibilità dei
nostri studenti, che riteniamo sempre ‘colpevoli a prescindere’ .
Un chiarimento, corridoiale e tranquillo, ha rimesso
in moto l'ingranaggio temporaneamente bloccato.
In laboratorio
con l'aiuto dell'assistente ho imparato a limare una chiave che non ne voleva
sapere di entrare nel suo alloggiamento. Due o tre passate e, oplà, la chiave
ha fatto il suo lavoro alla perfezione.
Si può
cambiare strada, prendendo un viottolo che ci pare più rapido, per scoprire che
è immerso in un verde sconosciuto. I nostri occhi vedono altri colori:
meraviglia e sosta perplessa, poi il passo torna il solito, lento e sicuro.
Carissima
Rosalba
Probabilmente
in quarta si scontano i peccati non puniti in terza. Questa storia riguarda,
chiamiamolo: Manganelli. Bocciato in terza tre anni fa, si iscrive per la
seconda volta e viene ancora bocciato, due anni fa. Lo scorso anno continua a
non fare nulla, e lo promuoviamo in quarta con vari recuperi, forse per
anzianità. Naturalmente non ha recuperato nulla. Adesso continua a non fare
proprio niente, e si comporta come un adulto incattivito e furbo. Conosce i
modi del fastidio per fare ‘ incavolare i prof ’ e vivere indisturbato
all’ ultimo banco; entra sempre in ritardo e, per evitare le interrogazioni,
ringhia rabbioso e minaccioso che sono un’ingiustizia. Se si tenta di
organizzare qualcosa, come, ad esempio, uno scambio di classi con un paese
dell’Est, e io farei da accompagnatore, allora borbotta: “dai barboni io non ci
vengo, quelli sono matti”.
A questo punto
anche altri due, nemici irriducibili, mettono tutto a caciara.
Ho provato a metterlo di fronte alle sue
responsabilità, leggendo dal registro di classe i numerosissimi ritardi dal
vicino inizio dell’anno scolastico. “Io sono malato” diceva, ridacchiando con
la testa sotto il banco o nascosta perfettamente dal compagno davanti.
Come frenare
questa orda nemica del sapere? Con la serietà dell’offerta formativa ben articolata
e attenta agli ‘ attesi imprevisti ’ e ad ‘ insegnare a chi non vuole imparare
’? La scuola non è attrezzata per simili casi. Il malato non vuole farsi
curare. Il cavallo, portato all’abbeveratoio, non vuole bere.
Ho scelto per ora di ‘lasciare correre’, brutta
scorciatoia che stanotte mi ha dato da pensare.