PIDARTVINTAGE
Il calibro
Oggi abbiamo tentato di interrompere il perenne, inarrestabile chiacchiericcio di Rassani. Sembra che abbia continuamente bisogno di essere protagonista, di solito i compagni di banco lo ascoltano silenziosi e lui parla a fiume, non sa neanche lui di cosa. Gli occhi perennemente rossi e lo sguardo come vuoto, come alla ricerca di qualcosa che ha perduto per sempre, ma non vuole rassegnarsi, non sa, rassegnarsi.
Prof di pratica: “Vieni alla lavagna e spiega ai tuoi compagni il calibro”.
Rassani: “Arrivo; un attimo”.
I compagni: “Ma noi lo sappiamo come si usa. Basta vedere la tacca del corsoio, quando coincide con la tacca della scala di sopra e il valore è facile a trovarsi”.
Prof di pratica: “Io vorrei che Rassani vi spiegasse perché il calibro riesce a misurare decimi di millimetro o ventesimi o cinquantesimi”.
Rassani, alla lavagna con un foglio di carta diviso in zone, paragona con il disegno e spiega.
I compagni sono distratti, Rassani finisce velocemente e torna al suo posto.
Non è stato chiaro. Quando il prof di pratica lo ha spiegato la volta passata, io ho pensato che lo avesse fatto con estrema chiarezza per tutti, anche per me. Forse era la sicurezza e la tranquillità con cui era presentato l’argomento a renderlo comprensibile.
Eppure un livello di segretezza rimane sempre ed è questo che crea la differenza.
La verità non deve essere raggiungibile, altrimenti, svelata perde significato.
Come l’opera d’arte, che deve essere isolata e, dal distacco, osservata e goduta.
Io - Voglio farvi una domanda.
Classe - Dica professore.
Io - Non farò un discorso lungo, sta suonando la campanella e dovete andare da qualche altra parte. Soprattutto non voglio risposte, vorrei solo che ci pensiate.
“Perché quando siete alla lavagna perdete quella voglia di parlare e di comunicare, che invece avete sempre quando siete al banco? Forse vi sentite più protetti accanto al solito compagno ed invece alla lavagna, un luogo altro, siete esposti al giudizio di tanti. Ma è proprio questo che dovete trovare in voi: la capacità di esprimervi con sicurezza anche davanti a un pubblico. La complicità del compagno di banco è protettiva e va bene, oggi e qui, ma il futuro vi riserverà altre platee ed opportunità. Studiate in due, tre e parlate a voce alta degli argomenti che trattate. Italiano, matematica, meccanica.”
Rassani - Ma no professò, è che avevo finito. Non dovevo dì più niente.
Suona la campanella, ma diversamente dal solito non fuggono tutti.
Rubbelo - Ce lo legge il suo libro?
Io - Chi te lo ha detto che sto scrivendo un libro?
Rubbelo - Ma lei prof, l’altra volta, non se lo ricorda? Allora, ce lo legge?
Io - Se ne avrò il coraggio, quando sarà finito a fine anno scolastico, forse…
Vi saluto ragazzi, devo andare, ciao a tutti.
Esco per primo.