venerdì 29 novembre 2013

RICEVIMENTO P

 PIDARTVINTAGE

Ricevimento genitori pomeridiano


  Ricevimento genitori pomeridiano. Arrivo con ritardo, firmo la presenza in sala professori. Assumo il ruolo, ora esisto come professore. Fino ad un istante prima di varcare la soglia del portone di scuola ero una persona nel buio d’una sera fredda, libero di pensare ai fatti miei , adesso devo ricordare le battute da ripetere ai genitori con serietà e sicurezza . Si affollano nella mente i soliti ‘va così così, speriamo che migliori ’ e banalità del genere che in ogni caso dovranno essere detti con sguardo sereno e aria paterna. Eppure …,banalità per me non sono davvero, spero sempre nel miracolo. Questa sera si recita a soggetto. Lo so che dipende da me, dalla mia carica, dalla vera voglia di mettermi in gioco.
  Il solito ascensore mi porta all’ultimo piano dell’edificio che chiamiamo ala vecchia. Pochi colleghi sulla soglia delle aule. Cinque aule una accanto all’altra con solo tre banchi per ciascuna e qualche sedia. Che strano , credevo che di mattina qui ci facessero lezione. No, sono attrezzate solo per noi. La diminuzione delle classi ha portato questa comodità. Abbiamo vasti spazi per ricevere i genitori.
  La desertificazione avanza. Quanti posti di lavoro persi, quante persone, conoscenze rapporti cultura perduta. Il conto è presto fatto: cinque classi, almeno centocinquanta vite bloccate. Centoventi studenti e trenta tra professori e bidelle e amministrativi. Tutte persone con il sangue che scorre dentro e ricordi e speranze.
  Il padre e la madre di… vogliono notizie precise e dopo le solite battute iniziali, lui, il padre mi racconta che negli anni settanta ha frequentato questa scuola e che un suo temutissimo professore metteva solo da uno a sei e che era terribile. Mi lancio in un confronto tra quella scuola che attendeva la scolarizzazione di massa e l’attuale che non attende più nulla e che sorprendentemente dovrebbe tornare al rigore e alla serietà d’una volta ma…con storie nuove, con mezzi nuovi, con percorsi flessibili. Recitiamo insieme una tragicommedia in cui la moglie prende parte solo alla fine, quando mi confida che era lei ad aiutare e a spingere questo suo marito che ora fa l’operaio in una grossa ditta nella quale spera di inserire il figlio. Le solite storie. Fuori è sempre più buio. Finalmente li saluto e rimango a pensare.
  Quali sono i miei ultimi apprendimenti? I libri che leggo? si , sicuramente. Le notizie mediatiche? anche. Poi? e poi: quelle che si chiamavano cozze negli anni settanta oggi sono brasche a Roma e jolly a Velletri. Penso allo studente che rifila il foglio di disegno leccando e ritagliando senza le forbici ma con la saliva.
Il foglio l’ho rivisto, con tutti i suoi disegni perfetti, più tardi.
   Occorre mettere ordine, proviamoci con la saliva della mente a incollare.
Epistemologia: combinazione di un ramo della scienza con un ramo della filosofia.
Come scienza, l’epistemologia studia come gli organismi particolari o gli aggregati di organismi conoscono, pensano e decidono.
Come filosofia, l’epistemologia studia i limiti necessari e le altre caratteristiche dei processi di conoscenza, pensiero e decisione. Ripenso agli insegnamenti di Gregory Bateson.
La struttura che connette e la struttura che sconnette ovvero io e gli altri e le cose,  ovvero: nel mio territorio comando solo io e gli altri mi devono servire a simulare circolarità, condivisione (visione comune) la mente comune deve essere creata , non esiste.

<<Un problema collegato a questo nell'evoluzione della comunicazione riguarda l'origine di ciò che Korzybski ha chiamato la relazione mappa-territorio: il fatto che un messaggio, di qualunque genere, non consiste degli oggetti che esso denota ("La parola 'gatto' non ci può graffiare"). Il linguaggio, piuttosto, sta con gli oggetti che denota in una relazione paragonabile a quella esistente tra la mappa e il territorio. La comunicazione enunciativa, così come si presenta a livello umano, è possibile solo in seguito allo sviluppo di un insieme complesso di regole metalinguistiche (ma non verbalizzate) che governano le relazioni tra parole e proposizioni da una parte e oggetti ed eventi dall'altra. È quindi opportuno indagare sull'evoluzione di tali regole metalinguistiche e/o metacomunicative a un livello pre-umano e pre-verbale.
  Da ciò che si è detto fin qui risulta che il gioco è un fenomeno in cui le azioni di 'gioco' sono collegate a, o denotano, altre azioni di  ' non gioco '. Di conseguenza, nel gioco ci s'imbatte in un esempio di segnali che stanno per altri eventi, e quindi risulta chiaro che l'evoluzione del gioco può essere stata una tappa importante nell'evoluzione della comunicazione.>>1
 


(1) Bateson Gregory, Verso un'ecologia della mente, Adelphi, ottava edizione, Milano, aprile 1988, p. 220.