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Urla di guerra
Tento di
riordinare le idee in laboratorio di macchine a fluido. Devo controllare la
cassetta del pronto soccorso e affiggere le norme di sicurezza. Scadenze e
contenuto vanno annotati scrupolosamente nei
moduli.
Urla di guerra
dal cortile, gli studenti non sono ancora scesi nel laboratorio di macchine
utensili dove faranno un test col professore di pratica. Adesso è entrato anche
l’assistente: dovrebbe, secondo la circolare del dirigente scolastico, aiutarmi
anche lui ma apre un armadio e ad alta voce stimola i miei nervi ormai esausti.
Resisto in silenzio al tentativo di distrarmi e di appesantire ulteriormente le
mie facoltà psicomotorie. Il trattamento usurante continua mentre le urla
sovrastanti si attenuano.
L’assistente
simula con le mani alle tempie una sua sofferenza ed è palesemente fuori
contesto.
Non lo vedo, sparisce e continuo nel mio lavoro.
Sparirà anche la nostra specializzazione? Nel futuro liceo tecnologico le
attività di laboratorio non sono contemplate se non al biennio. Persone di
lunga esperienza perderanno la continuità didattica, i rapporti con gli altri,
con gli studenti e i colleghi, con le macchine, gli attrezzi, gli strumenti di
misura e controllo. Se si perde il dominio della propria mente e delle proprie
emozioni, cosa avviene ? Nasce una ruota isolata che gira da sola e in folle.
Non trasmette potenza, la dissipa soltanto, inefficace anche se azionata da una
energia infinita.
Troppa pressione, la mia mente
è andata in vacanza per qualche giorno. Chiedo aiuto alla scienza medica, il
medico mi consiglia delle gocce calmanti, una visita dallo psicologo e tre giorni di riposo. Accetto le gocce ma
non vado dallo psicologo. Mi riposo e organizzo la fuga dalla battaglia. Voglio
disertare, in seguito mi accorgerò che è arrivato il tempo della potatura, della
messa a riposo. I rami secchi serviranno per un fuoco ristoratore negli anni
della fredda vecchiaia.
“Ma lei ha già raggiunto il quarantennio! che aspetta
a fare domanda di dimissioni?”.
Che vergogna, e
io che pensavo di farcela ancora per alcuni anni. Meglio così; vai in
provveditorato, parli con la bionda signora riccioluta, freschissima di
permanente del primo piano tramite la signora mora del settimo piano. La bionda
signora del primo piano è precisa e puntigliosa: mi consiglia una mattinata
nella mia prima scuola a Velletri. “Controlli una data”, poi capirò che c’è un
mese ballerino. Intanto a scuola quando torno, il lunedì, trovo ancora da
respirare: c’è l’autogestione. Meno male, speriamo che duri, così mi riposo.
Macchè, in pochi giorni si conclude. I nostri studenti riceveranno le loro
brave pagelle. Per la serenità burocratica delle istituzioni. E io vado, in una
giornata di pioggia a Velletri; e ritrovo il collega di tanti anni fa e il
comitato ‘no tav’ e poi sotto la pioggia da ‘Rossella’ ad Ariccia, la
fraschetta con lo stinco e la porchetta. Matteo, figlio piccolo di una coppia
di trentacinquenni e quattro giovani e una ragazza. Rossella, che fuma fuori
sotto la pioggia e chiacchieriamo e prendo coscienza che comunicare è l’unica
speranza e il ponte è il cibo e il rilassamento. Questa volta.