venerdì 29 novembre 2013

GUERRA

 PIDARTVINTAGE


    Urla di guerra


  Tento di riordinare le idee in laboratorio di macchine a fluido. Devo controllare la cassetta del pronto soccorso e affiggere le norme di sicurezza. Scadenze e contenuto vanno annotati scrupolosamente nei  moduli.
  Urla di guerra dal cortile, gli studenti non sono ancora scesi nel laboratorio di macchine utensili dove faranno un test col professore di pratica. Adesso è entrato anche l’assistente: dovrebbe, secondo la circolare del dirigente scolastico, aiutarmi anche lui ma apre un armadio e ad alta voce stimola i miei nervi ormai esausti. Resisto in silenzio al tentativo di distrarmi e di appesantire ulteriormente le mie facoltà psicomotorie. Il trattamento usurante continua mentre le urla sovrastanti si attenuano.
  L’assistente simula con le mani alle tempie una sua sofferenza ed è palesemente fuori contesto.
Non lo vedo, sparisce e continuo nel mio lavoro. Sparirà anche la nostra specializzazione? Nel futuro liceo tecnologico le attività di laboratorio non sono contemplate se non al biennio. Persone di lunga esperienza perderanno la continuità didattica, i rapporti con gli altri, con gli studenti e i colleghi, con le macchine, gli attrezzi, gli strumenti di misura e controllo. Se si perde il dominio della propria mente e delle proprie emozioni, cosa avviene ? Nasce una ruota isolata che gira da sola e in folle. Non trasmette potenza, la dissipa soltanto, inefficace anche se azionata da una energia infinita.
  Troppa pressione, la mia mente è andata in vacanza per qualche giorno. Chiedo aiuto alla scienza medica, il medico mi consiglia delle gocce calmanti, una visita dallo psicologo  e tre giorni di riposo. Accetto le gocce ma non vado dallo psicologo. Mi riposo e organizzo la fuga dalla battaglia. Voglio disertare, in seguito mi accorgerò che è arrivato il tempo della potatura, della messa a riposo. I rami secchi serviranno per un fuoco ristoratore negli anni della fredda vecchiaia.
“Ma lei ha già raggiunto il quarantennio! che aspetta a fare domanda di dimissioni?”.
 Che vergogna, e io che pensavo di farcela ancora per alcuni anni. Meglio così; vai in provveditorato, parli con la bionda signora riccioluta, freschissima di permanente del primo piano tramite la signora mora del settimo piano. La bionda signora del primo piano è precisa e puntigliosa: mi consiglia una mattinata nella mia prima scuola a Velletri. “Controlli una data”, poi capirò che c’è un mese ballerino. Intanto a scuola quando torno, il lunedì, trovo ancora da respirare: c’è l’autogestione. Meno male, speriamo che duri, così mi riposo. Macchè, in pochi giorni si conclude. I nostri studenti riceveranno le loro brave pagelle. Per la serenità burocratica delle istituzioni. E io vado, in una giornata di pioggia a Velletri; e ritrovo il collega di tanti anni fa e il comitato ‘no tav’ e poi sotto la pioggia da ‘Rossella’ ad Ariccia, la fraschetta con lo stinco e la porchetta. Matteo, figlio piccolo di una coppia di trentacinquenni e quattro giovani e una ragazza. Rossella, che fuma fuori sotto la pioggia e chiacchieriamo e prendo coscienza che comunicare è l’unica speranza e il ponte è il cibo e il rilassamento. Questa volta.