La mente diabolica
Il sabato,
dopo sei ore di fatiche, sentiamo spesso dire dai nostri colleghi: “oggi gli
studenti sono stati proprio dei diavoli”.
Concordiamo e proseguiamo per la nostra via senza
molto pensarci. Sentiamo fastidio, a volte paura. Quante volte abbiamo
osservato sui muri della scuola strani disegni colorati di rosso e di nero e
abbiamo pensato: ma non avevano niente di meglio da fare? A me qualche anno fa
è capitato di leggere un enorme “devi morire”, preceduto dal mio cognome, che
mi ha fatto salire il sangue alla testa perché di solito non ci pensiamo mai,
ma è quello a cui tutti noi viventi siamo destinati. Estinguerci.
E non mi
consolava il fatto che non fosse stato precisato il come. Mi forzavo tutte le
mattine a passare davanti a quel muro e a leggere. Non ne ho fatto parola mai
con nessuno. Ricordo che fu un collega ad avvisarmi, lui lo aveva visto prima
di me. Voleva condividere le sue paure. E ho iniziato a studiare la mia vera
capacità di percezione. La pioggia anno per anno ha sbiadito le grandi lettere
nere. Più di una volta ho sperato che l’ignoto pennello largo riprendesse quei
percorsi. Oggi quasi non si legge più. Peccato. Adesso che ho cominciato a
percepire sono spinto a ignorare. E riemerge il passato, vivido e significante.
Avevo circa
dieci o forse undici anni e la solita tonaca nera ricordò ai miei genitori che
forse era ora di farmi fare “ la prima comunione”. Avevo frequentato assai poco
la parrocchia della grande chiesa vicino casa a Palermo, così venne deciso che
l’evento avvenisse a Caltanissetta, la mia città natale.
La scuola era
già finita e la calda estate siciliana già in piena fioritura. In fretta si
prese il treno e lo sbigottito fanciullo, da riconsacrare alla religione di
famiglia, venne ben istruito sul da farsi. “Ti devi incontrare con Dio, la
comunione è una cosa misteriosa e meravigliosa, stanotte dormi bene ma domani
mattina non devi mangiare nulla” tutte cose molto difficili. “Se le suore ti chiedono se hai fatto il
catechismo , devi dire di si, che sai tutto per bene anzi alla perfezione”.
Cos’era il catechismo? chissà! Ripassai a mente tutta la notte l’ave maria e il
credo e l’angelo di dio e il salve regina e non so che altro. I dieci
comandamenti! Intanto mi preparavo a dire una grande bugia permessa. Ma non mi
avevano sempre detto che dire bugie è peccato? Confusione suprema. Non dormii
tutta la notte in casa dei nonni che di solito era tranquilla e accogliente.
Tutti, intorno
a me, erano preoccupati e infastiditi che questo diavoletto, come ero considerato, dovesse compiere un
rito per il quale si era dovuto procurare un abito bianco e un giglio per la
fotografia. La testimonianza.
Intontito per
la notte insonne, coi capelli tagliati a zero o quasi rimaneva un ciuffo ribelle
, mi infagottarono nei pantaloncini e la camicia e la giacca rimediati chissà
dove e, di mattina presto, il veloce piccolo corteo, padre madre nonni e zii,
si diresse alla cattedrale pietrosa e immensa.
Le mie scarpe
non erano candide. Il luogo era deserto
e ventoso, una suora frettolosa verificò la mia conoscenza delle preghiere e mi
fece strane domande, alle quali non seppi che cosa rispondere. Un prete poi mi
confessò. Terribile, non sapevo che dire, mi inventai qualche peccato tanto per
farlo contento, senza capire le domande più interessate: cosa vuol dire
fornicare e “ti tocchi?”.
Io pensavo che fornicare avesse a che fare con le
formiche e che certo che mi toccavo sennò come mi lavavo la faccia e come mi
mettevo le calze.
Il tutto fortunatamente durò pochi minuti. Ancora
sconvolto dalla stupidità delle domande m’inginocchiai, la fronte bollente
d’una febbre che mi era montata durante la notte.
Finalmente l’ostia consacrata mi fu messa in bocca e
…….
Vomitai di botto e poi a più riprese un liquido
schiumoso, vergognandomi come un cane. Alle mie spalle nessuno sembrava essersi
accorto di nulla, ma io ero costernato. Quando fu tutto finito e si accorsero
di quanto era accaduto, mormorai: “Ma, anche se ho vomitato, la comunione è
sempre valida o la devo rifare?”
Due cannoli di
ricotta mi consolarono rapidamente, poi
lo zio mi accompagnò in una antica libreria in piazza, dove avrei scelto il
libro che mi avrebbe regalato. Trottandogli vicino sognavo “Ventimila leghe
sotto i mari “ o un Libro di pirati o robinsoncrosuè.
Un libro insomma anche con tante illustrazioni
colorate. “I miti degli dei” fu quello che ottenni, un libro di scuola media
sulla mitologia greca che mi sarebbe stato utile per gli studi futuri.
Senza neanche una figura.
Ringraziai immusonito e finì tutto lì. Anche i doni
finirono tutti lì.
Oggi sono convinto che il mio buon spirito burlone, il
diavolo, insomma un buon diavolo si sia messo in mezzo per evitarmi un legame
con una religione e mi abbia consegnato alla libertà di potermi scegliere solo
in futuro una mia re-ligio che è fortunatamente quella dell’amore per il sacro
vincolo che lega l’umanità : una mente che pensa se stessa pensare, ricordare e
agire.
Ora posso
ricominciare, oggi è lunedì il giorno della luna. Cosa succederà in classe, e
in laboratorio con tutti quei diavoli?