venerdì 29 novembre 2013

MENTE

La mente diabolica

  Il sabato, dopo sei ore di fatiche, sentiamo spesso dire dai nostri colleghi: “oggi gli studenti sono stati proprio dei diavoli”.
Concordiamo e proseguiamo per la nostra via senza molto pensarci. Sentiamo fastidio, a volte paura. Quante volte abbiamo osservato sui muri della scuola strani disegni colorati di rosso e di nero e abbiamo pensato: ma non avevano niente di meglio da fare? A me qualche anno fa è capitato di leggere un enorme “devi morire”, preceduto dal mio cognome, che mi ha fatto salire il sangue alla testa perché di solito non ci pensiamo mai, ma è quello a cui tutti noi viventi siamo destinati. Estinguerci.
  E non mi consolava il fatto che non fosse stato precisato il come. Mi forzavo tutte le mattine a passare davanti a quel muro e a leggere. Non ne ho fatto parola mai con nessuno. Ricordo che fu un collega ad avvisarmi, lui lo aveva visto prima di me. Voleva condividere le sue paure. E ho iniziato a studiare la mia vera capacità di percezione. La pioggia anno per anno ha sbiadito le grandi lettere nere. Più di una volta ho sperato che l’ignoto pennello largo riprendesse quei percorsi. Oggi quasi non si legge più. Peccato. Adesso che ho cominciato a percepire sono spinto a ignorare. E riemerge il passato, vivido e significante.
  Avevo circa dieci o forse undici anni e la solita tonaca nera ricordò ai miei genitori che forse era ora di farmi fare “ la prima comunione”. Avevo frequentato assai poco la parrocchia della grande chiesa vicino casa a Palermo, così venne deciso che l’evento avvenisse a Caltanissetta, la mia città natale.
  La scuola era già finita e la calda estate siciliana già in piena fioritura. In fretta si prese il treno e lo sbigottito fanciullo, da riconsacrare alla religione di famiglia, venne ben istruito sul da farsi. “Ti devi incontrare con Dio, la comunione è una cosa misteriosa e meravigliosa, stanotte dormi bene ma domani mattina non devi mangiare nulla” tutte cose molto difficili.  “Se le suore ti chiedono se hai fatto il catechismo , devi dire di si, che sai tutto per bene anzi alla perfezione”. Cos’era il catechismo? chissà! Ripassai a mente tutta la notte l’ave maria e il credo e l’angelo di dio e il salve regina e non so che altro. I dieci comandamenti! Intanto mi preparavo a dire una grande bugia permessa. Ma non mi avevano sempre detto che dire bugie è peccato? Confusione suprema. Non dormii tutta la notte in casa dei nonni che di solito era tranquilla e accogliente.
  Tutti, intorno a me, erano preoccupati e infastiditi che questo diavoletto,  come ero considerato, dovesse compiere un rito per il quale si era dovuto procurare un abito bianco e un giglio per la fotografia. La testimonianza.
  Intontito per la notte insonne, coi capelli tagliati a zero o quasi rimaneva un ciuffo ribelle , mi infagottarono nei pantaloncini e la camicia e la giacca rimediati chissà dove e, di mattina presto, il veloce piccolo corteo, padre madre nonni e zii, si diresse alla cattedrale pietrosa e immensa.
  Le mie scarpe non erano candide. Il  luogo era deserto e ventoso, una suora frettolosa verificò la mia conoscenza delle preghiere e mi fece strane domande, alle quali non seppi che cosa rispondere. Un prete poi mi confessò. Terribile, non sapevo che dire, mi inventai qualche peccato tanto per farlo contento, senza capire le domande più interessate: cosa vuol dire fornicare e “ti tocchi?”.
Io pensavo che fornicare avesse a che fare con le formiche e che certo che mi toccavo sennò come mi lavavo la faccia e come mi mettevo le calze.
Il tutto fortunatamente durò pochi minuti. Ancora sconvolto dalla stupidità delle domande m’inginocchiai, la fronte bollente d’una febbre che mi era montata durante la notte.
Finalmente l’ostia consacrata mi fu messa in bocca e …….
Vomitai di botto e poi a più riprese un liquido schiumoso, vergognandomi come un cane. Alle mie spalle nessuno sembrava essersi accorto di nulla, ma io ero costernato. Quando fu tutto finito e si accorsero di quanto era accaduto, mormorai: “Ma, anche se ho vomitato, la comunione è sempre valida o la devo rifare?”
  Due cannoli di ricotta  mi consolarono rapidamente, poi lo zio mi accompagnò in una antica libreria in piazza, dove avrei scelto il libro che mi avrebbe regalato. Trottandogli vicino sognavo “Ventimila leghe sotto i mari “ o un Libro di pirati o robinsoncrosuè.
Un libro insomma anche con tante illustrazioni colorate. “I miti degli dei” fu quello che ottenni, un libro di scuola media sulla mitologia greca che mi sarebbe stato utile per gli studi futuri.
Senza neanche una figura.
Ringraziai immusonito e finì tutto lì. Anche i doni finirono tutti lì.
Oggi sono convinto che il mio buon spirito burlone, il diavolo, insomma un buon diavolo si sia messo in mezzo per evitarmi un legame con una religione e mi abbia consegnato alla libertà di potermi scegliere solo in futuro una mia re-ligio che è fortunatamente quella dell’amore per il sacro vincolo che lega l’umanità : una mente che pensa se stessa pensare, ricordare e agire.

  Ora posso ricominciare, oggi è lunedì il giorno della luna. Cosa succederà in classe, e in laboratorio con tutti quei diavoli?