Il tango di Peter Pan
La musica del
tango scivola, guizza, promette. Manca qualcosa, un silenzio. Eccolo. Quale
significato cerca di indicare? La fisarmonica è il respiro del vivente e la
chitarra un incantevole black hole, denso di antimateria, che precipita
attratta da una forza primordiale. Il pianoforte sottolinea l’ansito, fermato
da rapidi colpi di bacchetta. Avviene una mutazione: un uccello minuscolo
volteggia fremendo sul cuore d’un fiore, parlano di nutrimento.
Il puntuto becco arancione tocca e non tocca, attratto
e respinto.
La farfalla dalle ali multicolori s’incrocia con
l’altra e formano una creatura con quattro petali, otto. Sono prigioniere del
numero pari.
Il pentagramma instaura rigore, salva al suo arrivo
dispari un evento bloccato.
Ieri su un
banco, in classe, un libro impertinente (un saggio sulla scuola) è apparso
improvviso. Nel deserto, punteggiato di vettori e schemi chiusi, è fiorito il
cactus.
I petali gialli sfondano gli occhi; qualcosa avviene.
La lezione riprende nel solito caos, come un paragrafo
dall’interpunzione inesatta. La lettura di un brano da quel libro ha funzionato
da faro.
Adesso posso tornare a spiegare l’argomento della mia
lezione.
La trave incastrata
ha una sezione resistente, calcolabile, ed il processo matematico
s’innesta felicemente. Stanno prendendo nota della soluzione, come fosse unica;
lo so già che sarà difficile far loro capire la variabilità delle possibili
alternative. Si fa strada nelle loro menti che questa evenienza può essere
costruita.
Anche lo
studente coi pantaloni a livello posteriore bassissimo con in bella vista le
mutande firmate, quello che rifiutava qualunque relazione con lo studio, cura
il suo quaderno di appunti.
Scrive chiaramente, e viene a chiedere conferma se
quello che ha scritto sia esatto. Io lo so che ha solamente copiato dal
compagno più capace. Il suo chiedermi conferme contiene un messaggio segreto:
mi dice ‘sto cercando una strada’ .
Devo essere forte; la fisarmonica mi avverte
con note alte inquietanti ora aspre ora dolcissime e sottili. ‘Trasforma la
frusta in bacchetta magica!’ mi dice ‘in nient’altro!’. Non devono volere bene
a me, devono volere bene, a se stessi nel momento dell’apprendimento.
Qui,
l’insegnante deve ritrarsi, deve sparire. Deve lasciare spazio al sacro.
Silenzio e stupore, assistendo al miracolo della creatura che muta. La lentezza
è indispensabile. Un passo avanti e molti indietro. Una voce rassicura: è la
mia? è la sua? È la nostra, in una simulazione di amplesso, nella sua sequenza
di assalto e cedimento. L’idea del tango viene prima del tango. Nella mente,
esisteva un luogo del tango, una sua zona. Non importa localizzare dove, per
ciascuno è diverso. ‘Varia col tempo e le stagioni?’ no, il luogo del tango non
varia col tempo e le stagioni: si sposta intorno al suo territorio e traccia
delle mappe, continuamente mutanti. Sembra, immanente.
L’ombra si
muove e parla, sogghigna e ride: Peter Pan vive, altrove. Il mitico folletto
canta, in una sua milonga, versi ottonari; volando sulla baia delle sirene che
pizzicano conchiglie chitarre. Le femminili creature condannate al non sesso,
strette nelle squame d’argento, fanno stridere le sonore conchiglie paranoiche
e il fanciullo costretto a sua volta a rimanere eternamente fanciullo cerca gli
ottonari, prigioniero anch’esso dei numeri pari. La sua ombra intanto sogna
parole nuove: forse Milonga era Kimbunda,
una regina africana…..
Giuseppe Davì
Bibliografia
Bateson Gregory, Verso
un'ecologia della mente, Adelphi, ottava edizione, Milano, aprile 1988
Giuseppe Bagni, Rosalba Conserva, Insegnare a chi non vuole imparare, EGA 2005
Galileo Galilei, Nuncius
sidereus. Traduzione italiana di Luisa Lanzillotta.
Opere
di Galileo Galilei, Casa Editrice Riccardo Ricciardi Collana La Letteratura Italiana.
Storia e Testi a cura di Ferdinando Flora, 1953
Bertolt Brecth: Vita di Galileo,
Editore Einaudi (collana Einaudi
tascabili. Teatro) 2005