domenica 6 ottobre 2013

EPISTOLE


Carissima Rosalba

  Continuo a leggere, sera per sera, prima di addormentarmi, il tuo libro sulla scuola. Non solo trovo la scrittura godibilissima, ma ne ricavo anche giovamento per la successiva giornata scolastica. Quello che trovo più utile è l'input a una pazienza creativa e a un rapporto sodale spesso efficace.
  Stamattina ad esempio ho imparato che le scorciatoie dell'emotività, ‘smettila altrimenti ti segnalo in vicepresidenza’, urtano con la suscettibilità dei nostri studenti, che riteniamo sempre ‘colpevoli a prescindere’ .
Un chiarimento, corridoiale e tranquillo, ha rimesso in moto l'ingranaggio temporaneamente bloccato.
  In laboratorio con l'aiuto dell'assistente ho imparato a limare una chiave che non ne voleva sapere di entrare nel suo alloggiamento. Due o tre passate e, oplà, la chiave ha fatto il suo lavoro alla perfezione.
  Si può cambiare strada, prendendo un viottolo che ci pare più rapido, per scoprire che è immerso in un verde sconosciuto. I nostri occhi vedono altri colori: meraviglia e sosta perplessa, poi il passo torna il solito, lento e sicuro.

Carissima Rosalba
  Probabilmente in quarta si scontano i peccati non puniti in terza. Questa storia riguarda, chiamiamolo: Manganelli. Bocciato in terza tre anni fa, si iscrive per la seconda volta e viene ancora bocciato, due anni fa. Lo scorso anno continua a non fare nulla, e lo promuoviamo in quarta con vari recuperi, forse per anzianità. Naturalmente non ha recuperato nulla. Adesso continua a non fare proprio niente, e si comporta come un adulto incattivito e furbo. Conosce i modi del fastidio per fare ‘ incavolare i prof ’ e vivere indisturbato all’ ultimo banco; entra sempre in ritardo e, per evitare le interrogazioni, ringhia rabbioso e minaccioso che sono un’ingiustizia. Se si tenta di organizzare qualcosa, come, ad esempio, uno scambio di classi con un paese dell’Est, e io farei da accompagnatore, allora borbotta: “dai barboni io non ci vengo, quelli sono matti”.
  A questo punto anche altri due, nemici irriducibili, mettono tutto a caciara.
Ho provato a metterlo di fronte alle sue responsabilità, leggendo dal registro di classe i numerosissimi ritardi dal vicino inizio dell’anno scolastico. “Io sono malato” diceva, ridacchiando con la testa sotto il banco o nascosta perfettamente dal compagno davanti.
  Come frenare questa orda nemica del sapere? Con la serietà dell’offerta formativa ben articolata e attenta agli ‘ attesi imprevisti ’ e ad ‘ insegnare a chi non vuole imparare ’? La scuola non è attrezzata per simili casi. Il malato non vuole farsi curare. Il cavallo, portato all’abbeveratoio, non vuole bere.
Ho scelto per ora di ‘lasciare correre’, brutta scorciatoia che stanotte mi ha dato da pensare.