Felice sembra un orsacchiotto pigro, guarda per aria, anzi
verso le finestre, e si acciglia, se gli pongo una domanda.
Ibraim è alto, magro e silenzioso.
Andrea è studioso.
Angelo ha spalle larghe.
Daniele ha solide basi.
Federico è ‘il bullo, ribelle a tutti i costi’, che sa
sorridere e si autoelegge supplente rappresentante di classe.
Paolo ha i capelli cortissimi tinti di biondo, è ripetente,
all’intervallo mi ha offerto una camel.
Un altro Daniele,
bassetto con la faccia tonda, conosciuto da Barrini
er bullo de “a quarta ci”; sparisce dopo lo scontro iniziale. ‘Che te pijo sto
banco a te, nun me va’. Educazione fisica ‘il berretto non me lo tolgo’,
Matematica altro scontro.
Alessandro, due brufoli sul naso, ha spesso una di quelle grosse
caramelle col bastoncino, in bocca, distratto e senza voglia di studiare.
Simone studia ed è timido, sembra; forse è pazienza, meglio.
Alessio, con occhiali, ha avuto la mononucleosi.
Un altro Alessandro,
mai visto.
Davide ha i capelli neri laccati, orecchini. Rappresentante
di classe, cellulare sempre acceso.
Gianmarco sta sbracato sulla sedia scivolato fin sotto il
banco, sempre col cellulare in mano.
Federico è un ripetente, sfiancante, ritardatario,
chiacchierone, rappresentante di classe.
Maxim è l’extracomunitario, equadoregno, ripetente,
ritardatario.
Andrea sta sempre vestito di nero, sempre col cellulare.
Gioca? sms? Infrarossi?
Abbiamo fumato insieme una sigaretta in cortile e ho
parlato con lui. Ho detto che vorrei sperimentare con la classe un metodo di lavoro nuovo,
individualizzato, ma devono aiutarmi
tutti.
Ole, assicurano che sia scappato da casa: è l’invisibile.
Io, il docente di teoria, in cammino,
non da solo.
Il docente di pratica,
Gianluca e l’assistente di
laboratorio, Claudio. Tutti insieme,
in cammino nel bosco misterioso della vita in una scuola.
Altri colleghi.